Eurovision Song Contest: vince Jamala (Ucraina). E la canzone è tutta anti-Russia

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La parola sobrietà non esiste nel vocabolario multilingue dell’Eurovision Song Contest. Lo conferma alla grande la 61a edizione del festival musicale europeo più famoso di sempre, vinta dall’Ucraina che sfrutta un gioco d’alleanze internazionali tra i paesi del blocco dell’est europeo. Si impone Jamala con “1944”, uno dei brani più impegnati di quest’annata. Alla Globe Arena di Stoccolma è andato in scena un vero e proprio duello all'ultimo voto tra i rappresentanti di Ucraina e quelli di Mosca. Sul podio si piazzano la sorprendente Australia e la Russia. Per Francesca Michielin, sulla quale si riponevano le speranze italiane, arriva un sedicesimo posto che lascia l’amaro in bocca alla luce della grande esibizione della cantante veneta. La finale, trasmessa da Rai1 con il commento di Flavio Insinna e Federico Russo, è stata all’altezza delle aspettative: tanto ritmo, canzoni ultrapop, coreografie dal grande impatto visivo, outfit che ridefiniscono il concetto di improbabile. Sui social network, come da programma, i telespettatori si sono scatenati: c’è chi prenota all’istante biglietti per l’Ungheria e l’Olanda, chi stravede per il cantante svedese come novello Leonardo Di Caprio, chi invece si perde dietro le mille fosforescenze dell’artista bulgara. Così se su Twitter fanno notare come il Carnevale di Rio in confronto all’Eurovision sembri una marcia funebre, su Facebook ci si concentra sui look più improbabili del festival con assoluti vincitori la rappresentante tedesca, uscita come per magia direttamente da un manga giapponese, e il cantante polacco, incrocio mal riuscito fra un domatore di leoni e un Capitano Uncino con le pantofole. La gara, all’insegna della varietà più assoluta, regala grandi momenti musicali, impreziositi da coreografie mai banali. Si veda il caso dei rockettari ciprioti, che entusiasmano il pubblico con la tostissima Alter ego, o di Dami Im, australiana con origini coreane che porta tutti su un altro pianeta con la coinvolgente Sound of silence. L’Italia si difende alla grande con la raffinatezza di Francesca Michielin, bravissima nel dare forza ed eleganza alla sua Nessun grado di separazione, mentre la Spagna alza il volume con un brano dance di grande impatto firmato da Barei. Da ricordare inoltre le performance del russo Sergey Lazarev e della maltese Ira Losco, con coreografie che non possono non risaltare prepotentemente nella Globe Arena di Stoccolma. Ottima anche la prova dell’israeliano Hovi Star, uno dei grandi favoriti alla vigilia di questa 61a edizione dell’Eurovision. A trionfare però è Jamala che con il suo brano “1944” affronta la deportazione dei tatari di Crimea ad opera di Stalin. Alle sue spalle gli interpreti australiani, russi e polacchi. Prima dell’elezione del vincitore c’è stato spazio per uno sketch con Ian McKellen e Derek Jacobi, protagonisti della sferzante sit-com Vicious, e soprattutto per un’esibizione da applausi di Justin Timberlake sulle note di Can't stop the feeling, primo singolo del suo nuovo album. La performance del cantante americano non fa che evidenziare la forza visiva dell’Eurovision, uno show che televisivamente funziona benissimo e che soprattutto ci ricorda quanto possa esser divertente esser europei.

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